Analisi post-elettorali

Cari amici, soprattutto cari amici del Partito Democratico e della sinistra, a più di venti giorni dalle elezioni ed alla vigilia della formazione del nuovo esecutivo, sento che è venuto il momento di confessarvi una cosa.

Nessuno, prima del 13 aprile, si aspettava un risultato di queste proporzioni, nemmeno i più ottimisti da questa parte, ma solo in pochi eravamo a conoscenza di un colpo da novanta che il Presidente Berlusconi aveva piazzato, senza farlo sapere in giro.

Le temibili truppe berlusconiane, infatti, erano riuscite ad infiltrarsi fin nei più alti livelli dello schieramento avversario, infiltrando una talpa nell’alto comando democratico.

Ora, ad elezioni vinte, possiamo svelarvi il sabotatore che ha fatto perdere il Partito Democratico di 9 punti, ha fatto uscire la sinistra estrema dal Parlamento, ed ha fatto conquistare Roma al centrodestra.

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  • Come si vota

    UN SOLO SEGNO SU UN SOLO SIMBOLO
    Ecco le indicazioni per votare senza rischiare di annullare il proprio voto.

    Si traccia una croce su un solo simbolo, facendo molta attenzione a non sforare con la croce nel simbolo accanto.
    Ecco il facsimile della scheda:

    Per chi vuole votare una delle due coalizioni, il meccanismo di voto è identico: si traccia un segno su un solo simbolo, e non su entrambi i simboli, pena l’annullamento del voto:

    Non aggiungete scritte o altri segni.

    I seggi si assegnano solo alle liste che superano alla Camera il 4% a livello nazionale ed al Senato l’8% in ciascuna Regione. I voti ai partiti che non raggiungono tale soglia sono quindi privi di ogni effetto, non essendo considerati in alcun modo nel riparto dei seggi.

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  • Io sto con Giuliano

    Sarò forse strano io, ma la politica del lancio del pomodoro e del sasso, accompagnata dai più profondi concetti di “grassone” e “doveva abortire tua madre”, a me non ha mai ispirato troppa fiducia, e tende a creare un rapporto di simpatia e solidarietà verso chi è vittima di questi nobili gesti.

    Il tono delle violenze che hanno accompagnato tentando, invano, di impedire a Giuliano Ferrara di presentare il programma della sua lista pro-life e contro l’aborto possono solo spiegarsi con un odio viscerale che vuol impedire all’avversario anche solo di esprimersi, per paura delle idee che questo porta. Perché il tema che Ferrara porta nella bagarre elettorale (sbagliando, a parere mio, che ho sempre sostenuto che nelle questioni etiche ci fosse l’obbligo della libertà di coscienza nei partiti) è maledettamente serio, ed anche i modi in cui combatte la sua battaglia lo sono, se si riesce a guardare oltre il tritacarne giornalistico, che non va molto oltre le notizie di costume e le sparate sui titoloni (per questo si veda la differenza tra giornalisti e giornalai, di cui abbiam parlato in precedenza).

    Perché lo ha capito pure il New York Times, che lo considera l’unica novità e l’unica nota positiva di questa campagna elettorale, che Ferrara non ha mai chiesto di vietare l’aborto, e basterebbe ascoltare, o leggere i 12 punti programmatici della lista, che sono punti ufficialmente depositati al Ministero dell’Interno. Ferrara parla di moratoria, un po’ sulla stessa idea di quella sulla pena di morte approvata pochi mesi fa, che andrebbe attuata emendando la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3 dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita”, aggiungendo una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

    Questo testo non è poi molto diverso dall’articolo 1 della tanto citata e forse poco letta legge 194/78, che recita nella sua prima riga: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Perché va detto che la legge è una legge che si premura, innanziutto, di tutelare la nascita, esplicitando in più modi che l’interruzione di gravidanza può essere considerata come extrema ratio, ed introducendo numerosi obblighi per i consultori famigliari e le strutture socio-famigliari in questo senso, addirittura incentivandoli “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza” (art. 2 comma D). Sono queste le parti della legge 194 su cui Ferrara insiste, chiedendo di aiutare a livello psicologico ed economico le donne che si trovano di fronte a questa scelta, ed attuando tutte le parti della legge volte a scongiurare l’aborto, pur mantenendolo naturalmente una possibilità prevista dall’ordinamento.

    Ora, ho già premesso che a mio parere una lista tematica di questo genere si sarebbe potuta evitare, ma il merito di aver portato al centro della scena un problema che affronta i temi della vita e dell’aborto ce l’ha, e va riconosciuto a Ferrara. Sarebbe stato bello che questo avesse portato tutti a leggere le opinioni in campo, a leggersi la legge ed a contribuire al dibattito in maniera civile. Il fatto che Ferrara debba girare scortato, che chi va ad ascoltarlo debba sentirsi dare dell’assassino, e che bande di scalmanati ignoranti si accaniscano in maniera vigliacca e nazista contro l’individuo non sapendo come contestare le idee, per ora ha già portato al risultato di farmi considerare un voto per la lista di Ferrara per la Camera dei Deputati. Vedremo se riusciranno a farmi fare pure il passo successivo il 13 aprile.

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  • Gianfranco Fini, interpellato sulla par condicio da Mario Giordano:

    A proposito di rivoluzioni: abolirete la par condicio?
    «Quella è una legge ottusa. L’altra sera mi sono trovato davanti alla Tv a scoprire che c’erano dei candidati premier che manco sapevo esistessero, gente che si è candidata in questa specie di Carnevale di Viareggio solo per vedere l’effetto che fa. Eppure per la par condicio tutti hanno diritto allo stesso trattamento davanti alle telecamere, quindi il faccia a faccia Berlusconi-Veltroni non si può fare, salvo fare anche tutti i faccia a faccia con gli altri 15 candidati».

    Qualcuno suggerisce il sorteggio.
    «Sì, e poi se viene fuori il confronto fra Veltroni e il candidato del Movimento per la libera crescita dei pomodori, che facciamo? Dai, è una farsa».

    Niente da aggiungere, su una legge che obbliga noi nottambuli della politica a sorbirci puntate di Porta a Porta o Tribune Politiche che ospitano gente dal candidato dei consumatori, che si porta il sacco della spesa, fino alla comunista rivoluzionaria, che propone l’assunzione immediata a tempo indeterminato di tutti i lavoratori con contratto a tempo determinato, e dichiara che lei è candidata solo perché la legge lo obbliga, ma il loro obiettivo è di scardinare lo stato borghese…
    Il resto dell’intervista al Presidente Fini lo trovate qui

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  • La serietà al governo

    Quest’oggi, dopo atroci sofferenze, è venuta a mancare, circondata dall’affetto dei suoi cari, la dignità della politica.
    Ne danno l’annuncio, commossi, i vertici milanesi del Partito Democratico. Le esequie si terranno il 13 e 14 aprile in tutto il Paese.

    UPDATE 27/03/08: Il video è stato rimosso in quanto i proprietari della musica (che era YMCA dei Village People) hanno chiesto la rimozione, in quanto nessuno ha mai pagato i diritti per utilizzarla.

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  • Il linguaggio dei segni #3

    Ultima puntata, prima della presentazione ufficiale delle liste, per la nostra rubrica preferita (servirebbero elezioni ogni due mesi, per la gioia che ci danno tutti questi simboli!).

    Ecco quindi gli ultimi cinque, usciti vivi da una durissima selezione, che ha purtroppo lasciato sul campo simboli meritevoli, ma non è che siamo pagati per farveli vedere tutti eh?

    Si comincia quindi con una trovata nazional-popolare: portare il pallone nel simbolo elettorale, e lo fa la lista “Zarlenga Omnia”, di Mario Zarlenga, che ci presenta un simbolo a metà tra squadra militante nel campionato dilettanti, ed insegna di negozio di articoli sportivi; un calcio al pallone ed uno alla lista.

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    Prendendo spunto da AirOne, che come simbolo ha un airone, la lista “Leali - Lealtà e coerenza politica” di Ettore Lazzarotto, per dimostrare appunto che i suoi candidati sono leali, ha deciso di mettere nel simbolo le ali. Una lista pronta a spiccare il volo, sperando che se ne volino lontani.

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    Il premio banalità e buonismo 2008, dopo un lungo testa a testa con Walter Veltroni, lo vince Stefano Montanari con la sua lista “Per il bene comune”. E che volete che si aggiunga ad una lista con un nome così?

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    Marco Santopadre ci propone la lista “Casinò centro Italia”, ed in effetti affidarsi a Santopadre per vincere al Casinò forse può funzionare! Anche questa lista, come potete notare, propone un inversione dei colori nella bandiera nazionale.

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    Ed ecco l’ultimo simbolo, che già conoscerete perché tutti i giornali ed i tg lo hanno mostrato, ma che nella sua semplicitàà e fantasia non poteva non essere la degna conclusione di questa rassegna. Il Dottor Giuseppe Cirillo si erge a paladino del Partito Impotenti Esistenziali, il PIE! Un’impotenza quindi, non solo fisica, ma che fonda le sue radici più profonde nell’esistenzialismo e nell’intimo degli elettori. Una lista per dar sicurezza, e per aiutare gli elettori a tirarsi sù!

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    Noi ci fermiamo qui, ma per chi volesse una lista completa, ecco il file direttamente dal Ministero dell’Interno.

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  • Il linguaggio dei segni #2

    Torniamo con la rubrica del momento, quella con cui potremmo andare avanti per mesi solo a pubblicare simboli elettorali su questo blog. (Qui la prima parte)

    Il premio sintesi va alla lista “Liberté Egalité Fraternité”, che con Enrico Andreoni riassume nel suo simbolo tutto il suo programma elettorale, che va da un TFR libero, a “yankee go home”, fino alla richiesta di flexsecurity, qualunque cosa sia!

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    Proseguiamo con un invito molto sentito da chi, come noi, è marittimo: “Non remare contro”! Pare che la campagna elettorale della lista, il cui leader dichiarato è Carmine Abagnale (no, non sto scherzando), si svolgerà in canoa, per rispondere al bus veltroniano.

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    Un momento di serenità di stampo orientale, nel marasma odierno, ci viene promesso dalla lista “il Loto” di Luigi Ferrante, anche se forse non sono fiori di loto quelli che i candidati si sono fumati…

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    Il premio simbolo di classe lo vince la lista Sud Libero di Giuseppe Quaranta, come si può notare dalla dicitura “Peppe 40″ in bella vista sul simbolo, che in sfondo ha uno stemma che ricorda vagamente quello del Real Madrid; già pronto lo slogan: i galacticos delle elezioni politiche.

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    Mannaggia, questa rubrica è sempre troppo breve: siamo già alla fine, ed io ho ancora 170 simboli splendidi da farvi vedere e commentare… In ogni caso eccoci all’ultimo simbolo della giornata, di chi punta allo scontento diffuso contro l’euro e gli aumenti dei prezzi: la lista “LIRA”, di Antonio Pasquale Falabella, in cui LIRA in realtà significa Libertà, Indipendenza, Rispetto e…. Amore!

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  • Il linguaggio dei segni

    C’è un momento, in ogni elezione, che è senza dubbio il mio momento preferito, ed è quello della presentazione dei simboli elettorali. Quanta meraviglia, quanta eleganza, creatività e genio tricolore si trovano in quei pochi simboli; per quest’anno solo 181!

    Fosse per me ve li farei vedere tutti quanti, e li commenterei uno ad uno, ma verrebbe una cosa lunga, quindi mi limiterò, per ora, a cinque. Magari nei prossimi giorni ne tiriamo fuori altri però, per mantenere un po’ di suspance.

    I bravi inizierebbero dal peggiore per arrivare in crescendo, ma la prima perla che vi voglio proporre è il simbolo del ” Sacro Romano Impero Liberale Cattolico - Giuristi del Sacro Romano Impero Cattolico - Movimento Europero Liberal Cristiano Giustizia e Libertà”, che vince il premio per nome più lungo e per il simbolo più barocco. Una menzione anche al leader di questo movimento, cioé Mirella Cece.

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    Il vento dell’antipolitica, si sa, spira forte in tutto il Paese, e persino al Ministero dell’Interno se ne sono accorti, con la Lista Civica Nazionale “Io non voto” che, capitanata fieramente da Carlo Gustavo Giuliana, si presentano col loro bel simbolone rosa. Semplice ma diretto.

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    Una proposta choc arriva da Domenico Ciliberti e dagli amici della lista “Giovani dell’Italia Futura” che, come potete vedere dal simbolo, arrivano addirittura ad un cambio della bandiera nazionale.

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    I più estremisti, quelli che del “o tutto o niente”, hanno finalmente la loro rappresentanza nella lista di Gustavo Ogliari, denominata 100%, tutto in numeri e niente lettere, da denominazione ufficiale del Viminale. Un traguardo ambizioso, quello di conquistare il 100%, anche se non sappiamo ancora di cosa.

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    Ed infine, ecco l’ultimo dei cinque simboli odierni: il Partito Internettiano! Francesco Miglino il leader di questa formazione i cui voti saranno come il suo programma, virtuali!

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