News fresca fresca di ieri è quella del finalmente suggellato accordo tra Apple e Telecom per la distribuzione in Italia di IPhone, siglato ieri a Cupertino da Steve Jobs di persona con Franco Barnabè, già nei giorni scorsi in Usa per presentare la nuova linea aziendale Telecom (sì ma presentacela a noi, non agli americani, dico io…).

Scendendo nei dettagli dell’accordo, si scopre che è molto diverso da quello che Apple ha imposto ai carrier di altri stati: infatti la Mela non incasserà più la consueta “revenue sharing”, cioè una fetta dei guadagni che l’operatore acquisisce grazie al traffico telefonico dell’utente, ma intascherà invece una somma “una-tantum” per ogni IPhone venduto, che quindi Tim si prepara a vendere a un prezzo maggiore rispetto al prezzo estero.
Inoltre questo non sarà un contratto d’esclusiva, sulla falsa riga di quelli fatti con AT&T o con Orange, ma rappresenta solo un vantaggio temporale per Telecom, che avrà la possibilità di distribuire l’IPhone sei mesi prima degli altri operatori.
Altra cosa importante da sottolineare è che pare che l’accordo preveda l’arrivo da subito di una versione migliorata del giocattolino, con supporto per la rete 3G (molto diffusa da noi e senza la quale si naviga ad una velocità da preistoria).

Sembra a conti fatti un accordo vantaggioso per Tim, che pare strappare un trattamento di favore che Apple non aveva riservato a nessuno: e per questo dai giornali sono piovuti complimenti sui dirigenti che hanno seguito l’operazione, meritevoli per aver convinto Jobs a cedere su molti punti.
Sarà. Io però mi riservo qualche dubbio sul fatto che l’accordo penalizzi Apple rispetto a Tim, non fosse altro perchè è ben noto il potere di alterare la realtà di Jobs, o perchè la trattativa è stata condotta per mesi dal numero uno Tim Luca Luciani, noto ai più per le sue impagabili conoscenze storiche.

PS | Spero che i pubblicitari Tim abbiano un minimo di decenza e prendano ispirazione dagli spot Apple, veri e propri gioiellini, per la promozione. Perchè De Sica vestito da vigile con l’IPhone vi prego anche no…

Fonte | Repubblica

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  • Ecco cosa c’era nell’aria

    macbook air

    Wow. Questo il commento che è scappato a noi che seguivamo il keynote di Steve Jobs a San Francisco la scorsa settimana, quando il CEO Apple ha presentato i nuovi nati nella gamma di portatili della Mela: i MacBook Air. Ve ne parlo ora, perchè ammetto che sono un fan, e con l’hype che si era generato non sarei riuscito a essere obiettivo. E poi comunque nei giorni scorsi le parole al riguardo si sono sprecate…

    Questi portatili sono stati definiti “i più sottili al mondo” e pesano soltanto 1,3 kg e il design è asciuttissimo e lucente per via dell’alluminio; montano un processore Intel Core 2 Duo fino a 1.8Ghz, monitor oled da 13.3″, 2Gb di memoria Ram, disco fisso da 80Gb 4200rpm o, come costoso optional, una (ben più veloce) memoria a stato solido da 64Gb. Più lungo è invece l’elenco delle cose che non montano, poichè per ridurre all’osso peso e spessore si è dovuti rinunciare all’unità ottica, alla seconda porta usb, all’ethernet, al firewire, ecc.
    Le connessioni supportate sono wifi 802.11n e bluetooth, con possibilità di leggere remotamente i dischi, attraverso di esse, inserendoli in macchine connesse vicine (macchine su cui però va prima installato un particolare software fornito, cosa scomoda). L’autonomia dichiarata è di 5 ore e la batteria è integrata in stile IPod.

    Forse avrete capito che stranamente sono vagamente critico rispetto a quest’oggettino: infatti, esaurite le esclamazioni e gli entusiasmi, si torna con i piedi per terra e da qui si possono scorgere una certa serie di contro, peraltro non troppo legati al prezzo, che parte dai 1700 euro circa.

    La prima remora che mi frena da un subitaneo acquisto riguarda l’uso che ne potrei fare, date le limitate possibilità di connessione fisica: sì, perchè anche io sogno un mondo dove tutto è connesso senza fili e i dati viaggiano nell’etere, ma la realtà lavorativa italiana non è proprio così, con clienti che ti rifilano ancora dischetti e cd e che non sanno neanche pronunciare cose come bluetooth. E figurarsi se ho così tanta voglia di portarmi dietro l’unità ottica esterna. Forse in America la situazione è più rosea, ma, come recitava la canzone “qui non è l’America”.

    Poi c’è la questione della batteria (non proprio un cavallo di battaglia per Apple) che si perde un’ora di autonomia per strada rispetto ai parenti MacBook, e fin lì ce ne possiamo anche stare. Però la batteria è integrata, niente slot per la sostituzione, e in caso di problemi bisogna portare l’Air presso un Apple Store per la sostituzione. E mi ripeto, se gli Store in America sono molti, qui da noi si contano sulle dita di una mano, perciò bisognerebbe rassegnarsi all’idea di spedire il notebook e rimanere senza per parecchi giorni.

    E infine il disco: 80Gb mi basterebbero, ma un disco a 4200 giri al minuto è onestamente moooolto lento. Capisco che da qualche parte bisognava limare, ma chi apre file grafici molto pesanti con Photoshop o grossi progetti con qualsiasi Ide sa cosa vuol dire dover sentire trottare la testina del disco per minuti. Optando per la versione 64Gb SSD la velocità schizza di molto, ma anche il prezzo, che sale di circa 900 (!) euro.

    Pare peraltro che queste perplessità siano condivise da molti, se è vero che il titolo in borsa ha passato la settimana in discesa.
    Le conclusioni che traggo quindi sono che, per quanto bello e di tendenza, non lo comprerei ora, quantomeno non come portatile primario su cui lavorare. Spendendo meno, ci si compra un MacBook ben pimpato, volendo anche in versione Black (macchina su cui al 90% mi orienterò).
    Invece Jack medita un possibile acquisto, perciò in caso la prova su strada ce la farà lui.

    Qui una gallery abbastanza dettagliata per osservare gli Air da vicino.

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