A dispetto della tradizione francese che vorrebbe la politica come una cosa seria e gestita solo da chi ha fatto studi specifici in materia, l’ultimo atto di politica estera di Nicolas Sarkozy é stato degnamente ispirato da un’attricetta e da una ex modella, nelle loro qualifiche rispettivamente di cognata e moglie del Presidente, quasi che leggi e diritto internazionale fossero solo un accessorio.

Ecco quindi che, per ragioni umanitarie e per sottrarla alle grinfie del malvagio Stato Italiano, che notoriamente tratta male i suoi detenuti, il Presidente francese ha deciso di non procedere all’estradizione della terrorista Marina Petrella, come già per altro deciso il 9 agosto 2007 dallo stesso governo francese, ad opera del Ministro della Giustizia François Fillon, attuale primo ministro. La sospensione dell’estradizione é motivata dalle condizioni di salute della terrorista che, poverina, é depressa.

Di fronte ad una decisione che sembra tanto quella di un marito rassegnato che si fa convincere da moglie e cognata per non avere noie a cena, vale la pena ricordare il formidabile curriculum vitae di una signora che, negli anni ’70, era definita assieme al marito Luigi Novelli “la coppia del terrore”, e che é stata a capo della colonna romana delle Brigate Rosse.

Le indagini sulla Petrella, già nota alle forze dell’ordine per via di una denuncia per partecipazione a banda armata, iniziarono dopo la scoperta del covo di via Gradoli (quello dove fu tenuto prigioniero Aldo Moro), quando la Digos trovo’ appunti con nominativi e dati anagrafici di Antonio Fagioli, Claudio Lozzi, Susanna Bertoli e Angelo Coviello, tutti e quattro impiegati in diverso modo nella scuola media Bruno Buozzi, dove anche la stessa Petrella, nel 1977, aveva lavorato.

Viene scoperto, attraverso l’esame della calligrafia, che gli appunti trovati in via Gradoli erano stati scritto dalla Petrella, legandola quindi fortemente alle vicende del rapimento Moro ed alle Brigate Rosse. Nel gennaio 1979, a seguito di un’informativa del Sisde, il giudice istruttore Achille Gallucci spicco’ un mandato di cattura nei suoi confronti “per avere, con altre persone da identificare, al fine di sovvertire violentemente gli ordinamenti della società attuale e distruggere lo stato democratico e le sue istituzioni, nonché al fine di mutare violentemente la Costituzione dello Stato e la forma del Governo, sia mediante propaganda di azioni armate contro pubbliche istituzioni sia mediante predisposizione e messa in opera di attentati contro carceri giudiziarie e sedi di partito, e di omicidi, atti di violenza, sequestri di persona e altri reati contro personalità pubbliche o privati cittadini, organizzato e partecipato in Roma o nel territorio dello Stato da un’associazione eversiva denominata ‘Brigate Rosse’, costituita in banda armata con organizzazione paramilitare, con dotazione di armi, munizioni ed esplosivi”.

Luigi Novelli e Marina Petrella vengono quindi arrestati e tenuti in custodia per un anno e quattro mesi, il nuovo tempo massimo di detenzione preventiva secondo il decreto legge 625/79, per essere poi liberati con l’obbligo di domicilio a Montereale (CH), assieme al fratello della Petrella, Stefano. I tre evasero pochi mesi dopo dal piccolo comune, e questo porto’ ad un nuovo mandato di arresto ordinato dal giudice Rosario Priore il 14 agosto 1980.

Nell’autunno del 1980 la nostra terrorista depressa diviene responsabile della Brigata Primavalle e della Brigata Aurelia-Montespaccato e, dopo l’arresto di Maurizio Iannelli, entra nella direzione della colonna romana, concorrendo all’approvazione di tutte le azioni criminali commesse a Roma e in provincia, partecipando anche direttamente, come nel caso del sequestro D’Urso con il ruolo di “carceriera”. La Petrella é quindi totalmente integrata nella struttura delle BR, facendo parte comitato di direzione ed assumendo il nome di battaglia di Virginia.

Il 7 dicembre 1982, dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri, su un autobus di Roma, Marina Petrella e Luigi Novelli vengono nuovamente arrestati. Durante l’interrogatorio del 13 dicembre 1982 questa rispose: “Non voglio rispondere, assolutamente no, in quanto mi dichiaro comunista combattente, militante nell’organizzazione comunista combattente Brigate rosse”.

Esce, nuovamente, per decorrenza dei termini di custodia e fugge in Francia, paese che ha garantito lunghe e tranquille permanenze a molti terroristi italiani; il 10 maggio 1993 la Cassazione conferma quindi le sentenze d’appello per il processo Moro-ter, che avevano stabilito un ergastolo per la Petrella, dopo che in primo grado la pena era stata decisa in 14 anni di detenzione, ma lei é già al riparo in Francia. Nel frattempo, il 6 marzo 1992, La Corte d’Assise di Roma l’ha condannata all’ergastolo per l’omicidio di un agente di polizia, per tentato sequestro e tentato omicidio, sequestro di un magistrato, per rapina a mano armata e vari attentati.

Il resto é cronaca, con la richiesta nel 2002 del Ministro della Giustizia Castelli di procedere all’estradizione, ed il suo arresto avvenuto nell’agosto 2007 ad Argenteuil, con la successiva decisione di estradarla in Italia. Resta in carcere meno di un anno perché é depressa, e lo Stato francese la mette in libertà vigilata; nel frattempo in Francia incomincia il consueto vomitevole spettacolino di solidarietà, da parte dei fighetti e degli intellettuali locali, a gente che si é sempre contraddistinta per sparare ad innocenti ed agenti di polizia, e nasce quindi un movimento in favore della liberazione della Petrella. Lo stesso si verifico’ per Cesare Battisti, prima che la polizia francese lo lasciasse fuggire in Brasile, ed i visi in piazza erano sempre gli stessi (tra cui l’attricetta sorella della moglie del Presidente della Repubblica).

La depressione, che siam sicuri sparirà nel giro di poche settimane, dà quindi la scusa a Sarkozy di proteggere per l’ennesima volta una terrorista, che di due ergastoli ha solo scontato sei (sei!) anni di carcere, con un’invidiabile media di tre anni scontati ad ergastolo.

La Francia si conferma il Bengodi degli ex terroristi italiani, dove trovano un accoglienza degna di eroi nazionali ed un governo che, nonostante il ricambio ai suoi vertici, é sempre disposto a calpestare le vittime, la loro memoria e la giustizia, tra ostriche e calici di champagne di scrittori, attricette ed intellettuali da quattro soldi, evidentemente troppo impegnati a sentirsi superiori e a dare lezione di vita politicamente corretta per rendersi conto di essere semplici complici di assassini depressi.