6 Oct
Ricevendo gli aggiornamenti dalle borse europee, stavo iniziando coi miei colleghi ad intrecciare le corde per la sessione mattutina di impiccagione, e tra un Unicredit a -13%, una borsa di Amsterdam a -6% e Milano che si giocava con Londra il titolo di peggior piazza europea, ero sereno.
Tutto questo fino a quando il mio animo é stato illuminato da un’ondata di saggezza, dall’intervento che stavo attendendo con ansia per poter finalmente ritrovare la pace dello spirito: la dichiarazione papale della giornata!
“Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente”; ecco, i soldi sono niente! Cioé, erano qualcosa, ma ora sono niente, dopo due settimane di altalena in borsa. Non é negabile l’evidenza del Papa, che evidentemente aveva investito in Lehman ed in Unicredit.
Giusto il tempo di raccogliere le gonadi, nel frattempo finite sulla moquette per la profondità delle parole da oltre Tevere, che ecco il colpo di grazia che, tra un mojito ed una presentazione di un libro, arriva dal loft veltroniano:
“C’é una crisi gigantesca che non potrà non avere ricadute, e questa crisi é figlia di colpe delle destre”.
E mi domando a questo punto se sia peggio il Mibtel che crolla o l’effetto che questo ha sulla loquacità di qualcuno, che decide (per tornare al titolo) di toglierci ogni dubbio.
|
| JACK nomade, il vostro corrispondente dal fronte occidentale |
|
| MILO informatico e webdesigner. Serenamente e pacatamente nerd. |
8 Risposte per "Meglio tacere e passare per idioti oppure…"
Bellissimo intervento jack, sei sempre il migliore…..

Che ci vuoi fare… quando non sanno cosa dire si attaccano a tutto…
Poi quando parlano al proprio pubblico dicono che loro “Stanno facendo un’opposizione intelligente, che sa dire anche di si, che non è votata all’ostruzionismo”… potrei continuare con frasi fatte per righe e righe…
Lasciamoli parlare.. perché poi quando sbagliano loro sanno solamente dire: “Dovremo fare una profonda riflessione”…
…ma che riflettessero ogni tanto almeno!!
Ps. Ho scoperto il tuo sito qualche settimana fa ma ne sono diventato un accanito lettore!
Questa volta la domanda è vera, non c’è malizia ne altro. Ma ammetto ignoranza in merito. Quanto può avere (SE ha) influito negli ultimi otto anni dell’amministrazione Bush? Era possibile negli Usa gestire meglio la situazione?
L’economia non può essere ghettizzata in “politiche di destra”, il mercato è cosi. Quando va bene tutti contenti, quando va male ci si dimentica che le azioni sono il titolo con la maggiore rischio presente. E a differenza del 2001 (crollo improvviso e inaspettato dovuto anche a fattori “esterni”) un momento di recessione poteva essere messo in preventivo e quindi con esso la possibilità di vedere i propri denari svalutati…
domanda molto difficile Lord, credo che nemmeno un economista coi controcazzi saprebbe dire se l’amministrazione Bush avrebbe potuto adottare misure preventive per evitare la crisi attuale.
@Giovanni, il leggere questo blog ti porterà salvezza eterna, perché il denaro è effimero, ma il binario è concreto e solido
@Lord, infatti gente come Tremonti per esempio già lo dice, più o meno ascoltato, da parecchi mesi ormai; era prevedibile e si aspettava solo che arrivasse (da un certo punto di vista poi, le crisi sono anche salutari perché obbligano una riforma del mercato), anche per la ciclicità con cui ormai si ripetono, ben al di là dell’11 settembre.
Poi la storia delle politiche di destra o di sinistra… il sistema è unico, collocare politicamente come l’economia mondiale gira è una cavolata: c’eran stati 8 anni di presidenza Clinton prima di Bush, e lo stesso Clinton ha detto la scorsa settimana che i suoi provvedimenti, che hanno regolato in questo modo il mercato, non c’entrano, ma sono alla base stessa del sistema.
E’ che si è creato un vortice di movimenti finanziari basati sull’irreale e sul prendere rischi sempre maggiori per giocare sempre al rialzo, senza che dietro ci fosse una realtà imprenditoriale, per esempio.
Su Bush ed il suo presunto liberismo sfrenato, mi rifaccio a Christian Rocca
C’è anche da dire che, a mio avviso, oggi in borsa c’è una forte sopravvalutazione delle azioni, legata a diversi fattori interni all’azienda e del tutto immateriali.
Faccio un’esempio: la presenza di Steven Jobs in Apple viene valutata 20 miliardi di dollari… Traduzione. Se Jobs crepa la Apple è ad un passo dal fallimento.
Il vero problema,forse, è questa sovracapitalizzazione del valore delle azioni rispetto al valore reale che ad ogni modo esula dalla politica.
Tuttavia, senza questo giochetto speculativo nessuno, o pochi, acquisterebbero le azioni di una società…
E questo è stato anche il motivo dietro allo scoppio dell’Internet Bubble nei primi anni 2000…
Qualcuno deve aver letto il mio commento… xD
http://www.milleunamela.com/2008/10/apple-non-ha-bisogno-di-steve-jobs.html
Al di là del fatto che adoro il nome di quel blog (a mio modesto avviso creato citando una canzone dei Nomadi, ma magari sono io che penso in automatico a quello), é chiaro che Jobs fa parte degli assets intangibili di Apple, come Richard Branson per Virgin. Le strutture, in entrambi i casi, sono enormi, e sono convinto che i due personaggi poi nel processo interno non é che abbiano sto ruolo essenziale nello sviluppo di idee e processi, ma fanno comunque parte del marchio e sono un po’ garanzia per i consumatori.
Senza Giovanni Rana ed il suo viso pacioso, li compreremmo ancora i suoi tortellini?
Leave a reply