29 May
Siamo un paese un po’ così, come dire, un po’ singolare…
Siamo un paese in cui una persona qualunque finisce intercettata, e ancor prima che la magistratura muova un passo, partono i processi pubblici e le gogne.
Un paese in cui “quei dirigenti sono corrotti, devono dimettersi!!” però poi “quei dirigenti sono responsabili della crisi rifiuti, ma meglio che restino al proprio posto”.
Stranezze del genere…
A parole sono tutti buoni, è piena l’Italia di gente che si elegge difensore a spada tratta della giustizia, dell’indipendenza dei magistrati, delle corti, e bla e bla e bla.
Apriamo poi un giorno il quotidiano Liberazione, che guardacaso parla dell’ormai famoso (e noioso) caso di Cogne: sì perchè la scorsa settimana Anna Maria Franzoni è stata dichiarata dalla Suprema Corte di Cassazione (non a Forum, per dire) colpevole per l’omicidio del figlio, e quindi posta a gli arresti. E cosa ti dice Liberazione? La giustizia ha fatto il suo corso? Finalmente la pena è certa? Fine della storia?
No, ti dice che ora, dopo che in 500mila gradi di giudizio in cui è stata giudicata colpevole, appelli su appelli, dopo che il processo è costato decine di migliaia di euro, ad Anna Maria Franzoni dovrebbe essere concessa la grazia. Eh?! E perchè? Ma non è stata giudicata colpevole e capacissima di intendere e volere? E allora la certezza della pena? Leggiamo le motivazioni, magari capisco:
“Noi non sappiamo se Anna Maria è colpevole o innocente, ma ora dovrebbe prevalere un sentimento di pietà, di solidarietà. Non è un sentimento ignobile, anche se negli ultimi anni, mesi e giorni, tutti stanno cercando di convincerci di questo.”
A parte che un giudice si è pronunciato, quindi sappiamo benissimo se è colpevole o innocente. Ma poi, fatemi capire, il succo è: compassione per la Franzoni, solo perchè ha un altro figlio e i media conoscono la sua storia, niente invece per tutti gli altri carcerati che hanno anch’essi una famiglia e che magari sono stati messi dentro per reati meno gravi, solo perchè non sono famosi in tv.
Consiglierei a lor signori di leggere un vecchio testo, scritto da un Illumista del ‘700 ed ancora attualissimo.
Poi ti chiedi perchè la gente non ripone più fiducia in certi politicanti, e non li manda più in Parlamento.
Liberazione. Mai nome fu più corretto.
Fonte | Corriere.it
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| JACK nomade, il vostro corrispondente dal fronte occidentale |
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| MILO informatico e webdesigner. Serenamente e pacatamente nerd. |
3 Risposte per "Sempre a tirar la giustizia per la veste…"
Si chiama “certezza della pena”, ovvero è certo che certe persone per quanto riguarda il rispetto delle decisioni della magistratura fanno pena.
Ed anche con l’italiano non scherzano purtroppo. Si dovrebbe scrivere “non sappiamo se SIA”.
Cogne è il più triste esempio di “malagiustizia” degli ultimi anni.
Condannata in primo grado ” perché non poteva essere stato nessun altro”, condannata in appello con motivazione contradditoria tanto da consentire il ricorso in cassazione ecco che la suprema corte (uso volontariamente la minuscola) se ne esce con una sentenza pietosa che crea il paradosso di una persona riconosciuta colpevole di omicidio volontario pluriaggravato che se la cava con una esigua condanna destinata a ridursi magicamente con buone condotte indulti ed altri giochi di prestigio.
ma in fondo lo si é fatto per i suoi figli (quelli che restano)
(quelli che restano)
Non aggiungo altro a queste tre parole di rogue
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