Dopo il figlio del colonnello Gheddafi, il club dei “paesi che farebbero meglio a guardare in casa propria” si espande verso occidente, grazie alle autorevoli e pacate dichiarazioni dei ministri del governo di Bambi-Zapatero.

Ha cominciato la signora Maria Teresa Fernandez de la Vega, la stessa che due anni fa annunciava che la Spagna non avrebbe mai accettato immigrati clandestini e li avrebbe anzi respinti con ogni mezzo, dichiarando che il suo paese respinge violenza razzismo e xenofobia, e che quindi la politica spagnola è “l’opposto” della loro (sottointendendo quindi che noi siamo violenti, razzisti e xenofobi).

Ha rincarato la dose giusto oggi Celestino Corbacho, ministro del lavoro e dell’immigrazione, dichiarando che le politiche del nostro governo “pongono l’accento più sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno” e “intendono criminalizzare il diverso”.

Personalmente, non so se sono più sorpreso dal fatto che due ministri di un paese comunitario commentino indiscrezioni giornalistiche, non esistendo al momento alcun progetto di legge ufficiale del nostro governo sull’immigrazione, oppure che la lezioncina sulla morale ci venga fatta dai ministri di un paese che tre anni fa decise direttamente di sparare contro gli immigrati che provavano ad entrare nel suo territorio, uccidendone cinque e ferendone (o educandone?) cento.

Ma al di là di questo ci teniamo a confermare che tra Spagna ed Italia non c’è alcun caso diplomatico, come ha dichiarato il segretario di Stato spagnolo, nello stesso giorno in cui la ministro delle pari opportunità, Bibiana Aido’ Almagro, ha rilasciato una splendida intervista a El Pais, in cui ha dichiarato che pagherebbe “lo psichiatra a Berlusconi”, aggiungendo che “potrebbe essere una buona idea. Anche se non so se sarebbe del tutto efficace. Comunque avrebbe bisogno di molte sedute”.

Armonia e consenso, in un fiume di sangria e tapas. Franco (Frattini), ce l’hai il numero dell’ambasciatore spagnolo? Perché penso che sarebbe ora di fare due chiacchiere.