Ogni mattina, andando in ufficio, dopo l’odissea dei mezzi pubblici ho un pezzo di cammino. Niente di devastante, e con la primavera parigina é anche abbastanza piacevole, per ora.
E fin dalla prima mattina di lavoro, la mia attenzione é stata attirata da un edificio, una specie di fortezza. Non é semplicissimo oggigiorno descrivere delle sensazioni esclusivamente visive senza un supporto fotografico, ma la strada che percorro ogni mattina é una piccola strada di un quartiere residenziale, con alberi in fiore che spuntano dalle cancellate delle ville, qualche scuola e pochi uffici, per lo più di agenzie pubbliche, e la fortezza.

Lei si nota subito, perché la strada, in sua corrispondenza, si riduce della metà, per lasciare spazio ad una serie di barriere di cemento e ferro, che allargano il suo spazio di sicurezza, e soprattutto perché é difficile da vedere, coperta da una recinzione rosso scuro, che si alza per parecchi metri e poco lascia intravedere.
A completamento del suo sistema di sicurezza, uno o due furgoni della polizia e gli agenti schierati con tanto di giubbotti antiproiettile. Una caserma? Un ministero? Forse un’ambasciata, in fondo anche se non é la zona delle ambasciate a Parigi, nulla vieta che lo sia, ed il tipo di quartiere in fondo lo può far pensare.
Però, ogni mattina, io vedo entrare là dentro dei bambini; non tantissimi, forse perché i miei orari sono sballati rispetto ai loro, ma ogni mattina ne vedo qualcuno che entra, e capisco sempre meno cosa sia quell’edificio, protetto come un ministero ma pieno di bambini.
E allora magari succede che arrivi una mattina al lavoro, hai meno da fare, chiacchieri con una collega, ti togli lo sfizio e chiedi.

E magari scopri che c’é qualcuno che fin dalle scuole elementari deve vivere sotto protezione, perché qualcuno desidera fargli del male non per qualcosa che, anche solo per la giovane età, non può aver fatto, né per qualche azione che suoi parenti possono aver commesso, né per soldi. Qualcuno desidera fargli del male per quello che é: un bambino ebreo. La fortezza accanto al mio ufficio é una scuola, una scuola elementare, una scuola elementare ebraica.

Oggi é il sessantesimo compleanno dello Stato di Israele, ed io lo dedico ai bambini sotto scorta che incrocio ogni mattina, giovani ed inconsapevoli vittime di un odio intollerabile verso un intero popolo ed il suo diritto ad esistere.