Sarò forse strano io, ma la politica del lancio del pomodoro e del sasso, accompagnata dai più profondi concetti di “grassone” e “doveva abortire tua madre”, a me non ha mai ispirato troppa fiducia, e tende a creare un rapporto di simpatia e solidarietà verso chi è vittima di questi nobili gesti.

Il tono delle violenze che hanno accompagnato tentando, invano, di impedire a Giuliano Ferrara di presentare il programma della sua lista pro-life e contro l’aborto possono solo spiegarsi con un odio viscerale che vuol impedire all’avversario anche solo di esprimersi, per paura delle idee che questo porta. Perché il tema che Ferrara porta nella bagarre elettorale (sbagliando, a parere mio, che ho sempre sostenuto che nelle questioni etiche ci fosse l’obbligo della libertà di coscienza nei partiti) è maledettamente serio, ed anche i modi in cui combatte la sua battaglia lo sono, se si riesce a guardare oltre il tritacarne giornalistico, che non va molto oltre le notizie di costume e le sparate sui titoloni (per questo si veda la differenza tra giornalisti e giornalai, di cui abbiam parlato in precedenza).

Perché lo ha capito pure il New York Times, che lo considera l’unica novità e l’unica nota positiva di questa campagna elettorale, che Ferrara non ha mai chiesto di vietare l’aborto, e basterebbe ascoltare, o leggere i 12 punti programmatici della lista, che sono punti ufficialmente depositati al Ministero dell’Interno. Ferrara parla di moratoria, un po’ sulla stessa idea di quella sulla pena di morte approvata pochi mesi fa, che andrebbe attuata emendando la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3 dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita”, aggiungendo una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

Questo testo non è poi molto diverso dall’articolo 1 della tanto citata e forse poco letta legge 194/78, che recita nella sua prima riga: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Perché va detto che la legge è una legge che si premura, innanziutto, di tutelare la nascita, esplicitando in più modi che l’interruzione di gravidanza può essere considerata come extrema ratio, ed introducendo numerosi obblighi per i consultori famigliari e le strutture socio-famigliari in questo senso, addirittura incentivandoli “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza” (art. 2 comma D). Sono queste le parti della legge 194 su cui Ferrara insiste, chiedendo di aiutare a livello psicologico ed economico le donne che si trovano di fronte a questa scelta, ed attuando tutte le parti della legge volte a scongiurare l’aborto, pur mantenendolo naturalmente una possibilità prevista dall’ordinamento.

Ora, ho già premesso che a mio parere una lista tematica di questo genere si sarebbe potuta evitare, ma il merito di aver portato al centro della scena un problema che affronta i temi della vita e dell’aborto ce l’ha, e va riconosciuto a Ferrara. Sarebbe stato bello che questo avesse portato tutti a leggere le opinioni in campo, a leggersi la legge ed a contribuire al dibattito in maniera civile. Il fatto che Ferrara debba girare scortato, che chi va ad ascoltarlo debba sentirsi dare dell’assassino, e che bande di scalmanati ignoranti si accaniscano in maniera vigliacca e nazista contro l’individuo non sapendo come contestare le idee, per ora ha già portato al risultato di farmi considerare un voto per la lista di Ferrara per la Camera dei Deputati. Vedremo se riusciranno a farmi fare pure il passo successivo il 13 aprile.