tavola persepolisLa scorsa settimana ho visto dei film violenti e improbabili, tipo Hitman o John Rambo, ma tra questi ho trovato il tempo per dedicarmi a quella che si è rivelata essere una piacevole chicca: un film d’animazione ispirato a un fumetto, Persepolis, ovvero la storia della giovinezza di Marjane, una ragazza iraniana che cresce e studia in un paese un tempo vivibile, che si trasforma man mano nell’Iran odierno, un paese sempre più dominato dal fondamentalismo religioso e dalla impossibilità di esprimersi.
Il film parte dalla sua infanzia, quando ancora l’Iran era una monarchia, e ci racconta la sua maturazione, il formarsi di una propria identità politica e il rapporto stretto con i familiari e gli amici (particolare è il rapporto con la nonna), che spesso vengono inghiottiti dalle sempre più strette maglie della macchina repressiva, mentre sullo sfondo la società del paese muta, tra rivoluzioni e colpi di stato, in una nazione islamica che costringe la protagonista ad abbandonare la sua famiglia per cercare la libertà in Europa.
Dal punto di vista visivo, l’animazione riprende il bianco e nero delle vignette, trasformandolo: se infatti il fumetto è disegnato semplicemente, senza fronzoli, con due soli colori a concentrare tutta l’attenzione sulla narrazione, il film invece acquista profondità, compaiono tutte le tonalità del grigio e con esse Teheran viene trasformata in una sorta di prigione, mentre le uniche macchie di colore appaiono quando la scena si sposta nel presente europeo.

La protagonista Marjane è in realtà Marjane Satrapi, fumettista e illustratrice nota non solo per aver scritto l’omonimo fumetto da cui il film è tratto, ma anche altre opere come “Broderies”, con cui ha vinto l’Angoulême International Comics Festival. Attualmente vive a Parigi, impossibilitata a tornare in Iran, ed è impegnata nello scrivere delle strisce per il New York Times.

Consigliato!

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