020508_supertuesday01.jpgCi siamo. Ventiquattro stati che percorrono da est ad ovest e da nord a sud gli Stati Uniti, oggi decidono un buona parte della prossima corsa alla Casa Bianca del prossimo novembre. Oggi è il Super Tuesday, con quattro candidati ancora ragionevolmente in corsa: Obama e Clinton per i Democrats e Romney e McCain per i Republicans (con l’incredibile outsider Mike Huckabee, vincitore morale della campagna, anche per la simpatia di alcuni spot come questo, ma senza alcuna possibilità di vittoria), e con due partiti che giocani la battaglia di oggi in situazioni molto diverse, e con regole diverse. È quindi possibile che oggi finirà la corsa repubblicana, con un John McCain lanciato verso la nomination e con il sempre crescente appoggio dell’establishment repubblicano, oltre che dell’elettorato visto il buon vantaggio nei sondaggi nella maggior parte dei gioielli in palio oggi, come New York, New Jersey e California, e perché le regole del GOP assegnano in molti degli Stati in palio tutti i delegati per il vincitore. Mitt Romney, partito con grandi speranze ed una montagna di soldi da mettere nella campagna, si gioca tutto in California, forte di alcuni sondaggi che lo danno in avvicinamento a McCain, e tenterà di difendere il Massachusets, Stato di cui era governatore, per tentare di restare in gioco. In campo democratico, i giochi sono più complessi anche a causa di regole diverse per primarie in cui può succedere che chi perde lo Stato vinca invece più delegati, come aveva già fatto Obama in Nevada. I commentatori si domandano quindi: dovremo tenere in considerazione più le vittorie degli Stati o il numero dei delegati? Certo è che i candidati si fionderanno fin da subito ad annunciare le vittorie degli Stati, sperando di creare un effetto positivo di immagine per il proseguo della loro campagna, che molti pensano durare ancora per alcuni mesi, vista l’incertezza in campo. Clinton è in vantaggio in tutti gli Stati più importanti, anche se con margini più o meno ballerini, e con l’incognita del destino degli elettori di John Edwards, che se in tanti avevano dato per certi verso Obama, ora iniziano a risultare di più difficile collocazione. Una lunga lunga notte, che inizierà all’una in Italia con la chiusura dei seggi in Georgia (data per scontata verso Obama, vista la prevalenza dell’elettorato nero), fino alle cinque del mattino quando la California chiuderà i seggi, e che visto l’orario non seguiremo in diretta come si era inizialmente pensato, ma vi aggiorneremo domani, quando lo spoglio sarà finito anche a Sacramento, e vedremo cosa ci aspetta nei prossimi mesi.