30 Dec
Ripesco una notizia dai feed uscita su Punto Informatico poco tempo fa perchè è il caso di parlarne, non fosse perchè nessun giornale o Tg ha minimamente citato la cosa.
Sembra che tutte le banche italiane si stiano affiliando a un circuito denominato SWIFT, Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunications, affiliazione obbligatoria per garantire l’interoperabilità delle nostre transazioni con quelle delle banche Usa. Tramite questa società con sede legale in Belgio, le autorità statunitensi potranno avere accesso a tutti i nostri dati bancari, tanto che già molti correntisti hanno ricevuto avvisi dalle proprie banche che li informano del fatto che i dati sulle proprie operazioni sono messi a disposizione di istituzioni terze.

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| JACK nomade, il vostro corrispondente dal fronte occidentale |
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| MILO informatico e webdesigner. Serenamente e pacatamente nerd. |
11 Risposte per "Un occhio ai conti. Ai propri però…"
inevitabile che tutto passasse sotto silenzio quando le banche sono azioniste di giornali e televisioni…
Le banche italiane, e tutte le altre nel mondo, sono sempre state “affiliate” a SWIFT: questo perchè il codice BIC (Bank Identifier Code), corrisponde al codice SWIFT, ed è necessario per identificare in modo univoco una banca in tutto il mondo.
Se desideriamo effettuare un bonifico al di fuori dell’Italia sono infatti necessari due dati: il codice IBAN (che in realtà comprende, per l’Italia, i vecchi CIN-ABI-CAB-N.C/C e un codice di controllo iniziale, ed è lungo 27 caratteri) ed il codice BIC-SWIFT che identifica la banca destinataria del bonifico, e, talvolta una specifica filiale: se il codice SWIFT è lungo 8 caratteri identifica solo la banca, se di 11 caratteri, invece, anche uno specifico “branch” di quell’istituto.
In questo periodo, poichè dal 1/1/2008 è necessario sostituire all’uso dei vecchi “ABI-CAB-etc” il “nuovo” IBAN (per le transazioni interbancarie), le banche si stanno dando un gran da fare inviando ai clienti comunicazioni informative circa la nuova operatività: quello che dovrebbe essere più preoccupante è che, per un conto corrente standard, l’invio delle comunicazioni relative alla “trasparenza bancaria” (tanto voluta negli ultimi 4 anni dalle associazioni di consumatori e regolata dall’ABI) può costare anche 1,25 per singolo invio cartaceo: forse era meglio non sapere…
sì ma la cosa preoccupante è che i dati sono custoditi su server in Usa, server di una società americana.
Questo vuol dire che con una facilità estrema le autorità americane si possono leggere tutto, altro che legge sulla privacy…
Possono leggere i dati di una transazione specifica, eventualmente, ma non accedere ai dati custoditi dalla banca in Italia.
questo è tutto da vedere
Allora, potenzialmente TUTTI possono accedere a TUTTO, e gli USA sono assolutamente interessati alla movimentazione bancaria di tutti gli abitanti del pianeta, del resto è anche vero che Elvis non è morto ma è stato rapito dagli alieni, che Paul McCartney, invece, è morto in un incidente nel 1966 ed è stato rimpiazzato da un sosia, che Yoko Ono è la mandante dell’omicidio del marito e che in America i coccodrilli saltano su dai gabinetti…
Se ci sono delle regole, queste, credo, vengono rispettate: nella lettera pubblicata, ad esempio, è scritto che il trattamento dei dati personali è regolato: è così difficile credere che sia corsì davvero?
Quella di SWIFT è, oggettivamente, una stronzata: esiste da oltre 30 anni come società e lavora per le banche a livello mondiale: che problemi ci sono se i suoi server sono negli USA (come tanti altri server di tante altre società completamente italiane)?
VISA e Mastercard (per citare i più famosi circuiti di carte di credito) dove pensate abbiano i server? E quando pagate qualcosa non è forse una transazione che movimenta denaro e di conseguenza addebita il vostro conto corrente? E in questa transazione non sono forse presenti tutti i vostri dati?
Signori, le teorie del complotto sono interessanti e talvolta molto divertenti, ma a tutto c’è un limite.
Credo che gli amici di PI non avrebbero sollevato l’argomento se nelle comunicazioni delle banche non ci fosse stato scritto “operazioni finanziarie internazionali ed alcune specifiche operazioni in ambito nazionale” quanto piuttosto “operazioni finanziarie da e per gli stai uniti”.
Cosa sono le “alcune specifiche operazioni nazionali”? e se io faccio un bonifico all’estero ma non diretto in Usa?
Non pensare che si faccia antiamericanismo spicciolo, che a me stan pure simpatici…
E, sia chiaro, Elvis è vivo
scusate, ma se i server sono negli Stati Uniti, non è che sono in Corea del Nord eh? cioé, voi vi sentite più sicuri sapendo che i vostri dati sono in America o qua? Quantomeno, dagli Stati Uniti senza dubbio non li consegnano a Repubblica che poi li spiattella in prima pagina il giorno dopo.
eheheh questo è vero, ma mi piacerebbe che i miei dati, di qualunche dato si tratti, siano sottoposti alle leggi di casa mia, che in fatto di privacy sono sufficientemente tutelanti.
(poi l’applicazione è un’altra cosa…)
non si capisce perchè le banche possano variare unilateralmente condizioni di contratto senza avere l’obbligo di informarmi e di chiedermi un espresso consenso visto che si trarra di modifiche invasive della mia sfera giuridica.
non si capisce perchè visto che le banche sono al MIO SERVIZIO.
che non mi vengano a raccontare che si fa tutto per la mia sicurezza e per rendermi un servizio migliore.
sono le stesse banche multate un milione di volte dall’antitrust, le banche dei tassi usurari impunite per anni,
le banche dei mutui vampiro e delle spese di gestione conto illegittime.
è inutile invocare le regole se queste vengono fatte sempre a loro uso e consumo.
ps elvis E’ vivo
…allora se permettete anche John Lennon!
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