Pubblicato da Jack in: Attualità
2 feb 2010Molti ne hanno parlato e ci sono stati molti mal di pancia, riguardo alla candidatura nel Lazio di Renata Polverini, segretario di un sindacato, l’UGL, che pare avesse iscritti due gatti che, grazie ad una buona dose di numeri gonfiati, sembravano un po’ di più.
Senza poi voler aggiungere le sue prese di posizione, sempre ed esclusivamente anti liberali (é una sindacalista, d’altronde, cosa ci aspettavamo?) in campo economico, e molto poco di destra, per una che dovrebbe essere la candidata prediletta di Gianfranco Fini (anche lui non pervenuto da molti mesi a questa parte, in quanto a posizioni di destra), una che infatti non riesce a rispondere con un semplice Si’/No alla domanda “Lei é di destra?”, e che sfoggia ormai sempre una valanga di distinguo quando a Ballaro’ (dove la signora praticamente risiede e da cui deriva la sua popolarità) le vengono poste domande sull’operato del governo e della coalizione che, guarda caso, sostengono la sua candidatura.
Se poi aggiungiamo anche l’elemento cromatico e grafico che analizziamo qui di seguito, possiamo tranquillamente dire che, a due mesi dalle elezioni, la Polverini ha già abbondantemente stufato: questa voglia continua di smarcarsi per provare a pescare nello schieramento opposto é offensivo per chi da questa parte ci sta da sempre, e soprattutto non pagherà, perché con la ricerca dell’applauso a sinistra, poi spesso ci si dimentica che se si vince sono le croci sulle schede che arrivano da destra, perché dall’altra parte, giustamente, tra l’originale e la copia in salsa post missina, si sceglie l’originale.
Ecco quindi presentato, dopo i manifesti 6×3 in giacca rossa e senza nemmeno un simbolo elettorale dei partiti che la sostengono, il suo simbolo personale di governatrice: ci risultava fosse la candidata del PDL, ed invece ci ritroviamo sulla scheda un mix tra il logo di Sinistra Democratica,
della Sinistra Arcobaleno, e del preistorico simbolo del Progressisti del 1994; il tutto naturalmente presentato sul suo sito personale. Di che colore? Rosso, ovviamente.
Se aggiungiamo l’entusiasmo per la candidata di quel campione di mercimonio politico che é Pierferdinando Casini, allora senza indugio possiamo sostenere che se fossimo elettori nel Lazio, da destra, Renata Polverini non la voteremmo mai, e accorderemmo la preferenza, per non buttarla via, ad Emma Bonino, pur se sostenuta da una coalizione impresentabile e con tutti i partitini comunisti dentro. Ci si é turati il naso a sufficienza da queste parti (come ovunque, credo), ma esiste un limite alla decenza. L’alternativa, purtroppo fantapolitica, sarebbe chiedere lo scambio del candidato: la socialista candidata col centrosinistra e la liberista con il centrodestra, per riportare nell’alveo naturale delle cose anche questa battaglia regionale laziale.
| JACK nomade, il vostro corrispondente dal fronte occidentale | |
| MILO informatico e webdesigner. Serenamente e pacatamente nerd |
4 Risposte
Lord Filù
2 febbraio 2010
In effetti quel marchio sembra fatto apposta per raccattare voti fuori dall’alveo naturale….Convengo con te che è una candidatura alquanto “originale” e ulteriormente è originale che per gli “altri” ci sia la Bonino…
Ottimo spunto di riflessione, complimenti!
ilsenatore
4 febbraio 2010
bravo jack
io però, visto che per me sta (purtroppo) diventando una consuetudine, annullerei la scheda…non potrei mai dare il voto a quella “coalizione impresentabile e con tutti i partitini comunisti dentro”…. no, questo no… che poi la Bonino s’è dimenticata del suo passato ed è diventata una poltronara. Non dimentichiamoci che nel 2006 andava a minacciare Prodi di tutto e di più se non gli avesse dato un ministero con portafoglio (voleva gli Esteri, poi la Difesa… s’è ritrovata con politiche europee e commercio estero). Naa, piuttosto, una bella X da angolo ad angolo della scheda. Oppure qualche disegno osé
ilsenatore
4 febbraio 2010
p.s. correggo: “se non LE avesse dato”.
jack
4 febbraio 2010
Scriviamo tutti quanti “Viva il Daw Blog!”
(e più seriamente, mi intristisce sempre dover annullare la scheda o praticamente buttare il voto altrove, magari in microliste, la trovo una sconfitta, di cui pero’ non abbiamo colpe)