Pubblicato da Milo in: Attualità
11 ago 2008È un po’ che non posto… ma che ci volete fare, esami a luglio e un po’ di riposo ad Agosto… Comunque, c’hanno pensato gli amici dell’est a farmi tornare nei ranghi, con tanta voglia di dire al mondo cosa ne penso dell’attuale crisi tra Russia e Georgia, anche perchè a volerci capire qualcosa in tv si trovano solo tette, culi, e previsioni per il clima in spiaggia.
Comincerei col parlare un po’ della regione in questione, l’Ossezia, che non è uno stato finto creato da qualche autore di fumetti, ma una regione a nord del Caucaso, facente originariamente parte dell’Urss: allo scioglimento di questa si dichiarò indipendente, insieme ad un buon numero di altri stati che avevano vissuto la gradevole esperienza della dittatura sovietica.
Ma parte della popolazione, quella che abita a nord, preferì restare nella Federazione Russa, mentre il resto si unì alla Georgia, dopo un referendum che vide le genti dell’area pronunciarsi a favore dell’indipendenza con il 98,9% dei voti.
La Repubblica di Georgia così nata confina con il Mar Nero a ovest, con la Russia a nord, con l’Azerbaijian a est, e con Armenia e Turchia a sud.
La Russia non si oppose, perchè l’area era di poco interesse, visto che il grosso dei giacimenti petroliferi è situato in Ossezia del nord e nella vicina Cecenia (!), nonostante una piccola parte di coloro che entrarono a far parte del neonato stato (presumo quell’1,1%) si fossero dichiarati separatisti e organizzati in gruppi paramilitari, sia in Ossezia del sud che in Abkhazia.

Questo per un po’, poi cambia qualcosa: la novità si chiama Oleodotto BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan), costruito in 11 anni da un consorzio di aziende del settore energetico, tra cui British Petroleum, Total ed Eni (che entra nel progetto al 5%), per collegare i giacimenti del Mar Caspio al Mediterraneo, unico oleodotto a non passare in territorio russo e a non avere partecipazioni da parte di Gazprom.
L’inaugurazione avviene nel 2006 e casualmente, e sottolineo casualmente, a questo punto il governo russo si interessa alle attività dei ribelli separatisti, e pare che li finanzi in segreto con armi e mezzi, un po’ come facevano gli americani ai tempi delle dittature in Sud America. Molti di essi hanno anche ricevuto il passaporto russo.
La situazione diventa tesa, i separatisti compiono atti terroristici e l’esercito georgiano compie azioni repressive, ma sente sul collo il fiato del vicino russo e, vista la politica aggressiva dell’amministrazione Putin, la Georgia chiede ufficialmente di entrare nella Nato per essere protetta (uno stato facente parte della Nato non può attaccarne un altro, pena l’intervento di tutti gli altri stati facenti parte del patto), arrivando persino a mandare un contingente di 2500 uomini in Iraq per dimostrare le sue buone intenzioni.
La candidatura georgiana resta sulla pila di scartoffie per mesi (la Nato questa s’è l’è giocata male) ed arriviamo così all’Agosto di quest’anno, quando il presidente Georgiano lancia una offensiva molto cruenta contro i ribelli. Quindi, voi direte, allora la Georgia fa la parte dell’aggressore. No, non è proprio così, perchè la Georgia non ha attaccato un’altro stato sovrano, bensì truppe paramilitari sovversive di stanza dentro il proprio territorio nazionale: nessuna infranzione al diritto internazionale, ma una azione come può essere quella israeliana verso terroristi palestinesi, o quella francese verso i ribelli delle banlelieu, ecc.
La Russia però decide arbitrariamente di dover difendere i separatisti, nonostante tutto si stia svolgendo ben fuori dal confine russo, ovviamente per benevolenza verso quei popoli oppressi che sognano la libertà, mica per altri motivi. Allora porta una spropositata quantità di uomini e mezzi in Ossezia del sud e in Abkhazia (qui pare siano stanziate ora addirittura 9000 unità russe), fa decollare una 50ina di caccia e comincia una campagna di bombardamento.
Il risultato si chiama guerra, con georgiani da una parte e russi e separatisti dall’altra. E con nel mezzo circa 2000 morti (solo nei primi due giorni) e 40mila profughi (secondo le ultime notizie). Roba che in Iraq ci hanno messo settimane a “totalizzare” (pessimo termine, lo so) cifre del genere.
Le fonti russe parlano di azioni e bombardamenti solo nei territori interessati dai disordini, ma fonti del governo e persone fuggite dalle città parlano di bombardamenti fino a Tbilisi, la capitale. Pare inoltre che non si stiano colpendo solo obiettivi di interesse militare, tanto che il presidente Mikheil Saakashvili ha chiesto l’intervento del Tribunale Internazionale per i crimini di guerra.
Come si pone la Russia rispetto alla comunità internazionale, mentre avviene tutto questo? Pare che alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Bush (che non dico sia un santo) abbia incontrato Putin e abbia chiesto spiegazioni, e abbia ricevuto in risposta un secco: “Ormai siamo in guerra”. A seguito la Casa Bianca ha diffuso una nota nella quale “deplora le azioni, pericolose e sproporzionate, della Russia in Georgia”, avvertendo che un’ulteriore escalation potrebbe avere “un impatto significativo nelle relazioni a lungo termine tra Stati Uniti e Russia”. In risposta il premier russo ha lanciato pesanti accuse agli americani, che stanno agendo indirettamente riportando in patria con i propri mezzi le truppe georgiane che fino a pochi giorni fa pattugliavano in Iraq.
Anche il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, si dice “preoccupato per l’uso sproporzionato della forza e per la mancanza di rispetto dell’integrità territoriale della Georgia”.
Solo ora mi appare molto lungimirante, devo ammetterlo, l’articolo di De Biase pubblicato a Luglio su Il Foglio, che riportava le preoccupazioni di Asia Times riguardo al riscaldarsi degli interessi economici e politici nell’area.
Tutto questa storia deve farci riflettere.
Troppo spesso negli ultimi tempi la Cina è stata additata come un problema, e questo non senza motivo: sappiamo bene che non è una democrazia, che non c’è libertà di stampa e di espressione, sappiamo cosa fanno in Tibet, e sappiamo quali sono le condizioni dei lavoratori che permettono loro di commerciare merci a prezzi che mettono in ginocchio la nostra economia…
Ma mentre noi guardiamo a sud-est, più a nord ci troviamo con una nazione che possiede enormi riserve di energia, eppure ha bisogno di fare guerre per rafforzare il proprio controllo, e di andare a piantare bandiere sulla calotta Artica in pieno stile colonialista, per riservarsi il diritto di trivellare anche lì. Una nazione che vanta di essere una democrazia ma che porta i cittadini a votare dentro seggi sorvegliati dai servizi segreti, vietando l’ingresso agli ispettori internazionali. Una nazione che non vuole che sia costruito un sistema di radar intercettori nell’est europeo, e di rimando fa ricominciare le esercitazioni militari sul pacifico e le sfilate di testate nucleari sulla Piazza Rossa, come si faceva in piena guerra fredda. Una nazione in cui giornalisti più intraprendenti e le persone che li appoggiano fanno una strana fine, soprattutto dopo aver mangiato al sushi-bar.
Ed a questa nazione i cui comportamenti sono sempre più moralmente discutibili noi non possiamo parlare nel tentativo di ricondurre tutti a più miti consigli: non possiamo perchè noi siamo quelli di fronte alla lama del coltello, rassegnati a una diplomazia immobilista che non conclude mai nulla, pena le ripercussioni sul nostro approvigionamento energetico, schiavi come siamo del petrolio e del gas che arrivano da Est.
Mi chiedo, come diavolo abbiamo fatto a barattare quel minimo di morale che avevamo per qualche barile di petrolio?
Quando è che ci accorgeremo che il petrolio non è solo una questione ambientale, ma anche e soprattutto un problema di libertà, politica e non?
Io non so cosa debba essere, se energia solare tra 20 anni o energia nucleare fra 5, la cosa che però mi aspetto da chi mi rappresenta ora è una legge, una riforma, un decreto, qualsiasi cosa che ci dia una minima indipendenza energetica, tale da poter tornare a giudicare gli avvenimenti del mondo per il loro essere buoni o cattivi, giusti o sbagliati; non più giudicarli in base a cosa è meno offensivo per la parte in causa che ci vende l’energia.
E se si deve ospitare Putin al mare, o se si deve cenare con lui in Siberia indossando un inguardabile colbacco, o se gli si deve telefonare, lo si faccia da pari, con la schiena dritta, non da finti amici asserviti, misurando le parole col bilancino e pronunciandole a denti stretti.
Dannazione, mi sento come Smithers, con dei petrolieri mafiosi ed alcolizzati di vodka a interpretare la parte del signor Burns.
PS | Ci sono molti dettagli che colpiscono di questa storia, uno dei meno tragici ma dei più curiosi è la reazione che vedo intorno a tutto il susseguirsi di eventi: cioè indifferenza. Non parlo solo di (dis)informazione, ma penso a girotondini, pacifisti, noglobal, e quant’altro… Nessuna manifestazione, nessuna bandiera russa (o georgiana) bruciata, nessuna “azione”. Si sono registrate solo poche manifestazioni da parte di emigrati georgiani davanti alle ambasciate russe (30 partecipanti a Milano, 150 a Roma).
Non lo so, ma mi viene da pensare, in modo ahimè malizioso, che i gruppi No War siano un tantino più ispirati solo quando c’è la possibilità di mettere in discussione la politica americana.
Ma no, magari mi sbaglio, del resto anche il pacifismo ha il diritto di andare in vacanza. No?
PPS | Ho battuto il record di prolissità detenuto da Jack! Yup!
Fonti | Times – Repubblica – Repubblica – Repubblica – LiberaliIsraele
| JACK nomade, il vostro corrispondente dal fronte occidentale | |
| MILO informatico e webdesigner. Serenamente e pacatamente nerd |
24 Risposte
Aiace
11 agosto 2008
Non sbagli Milo non sbagli. Grazie per le spiegazioni di ieri..ho fatto un figurone con il daddy…
rogue 2
11 agosto 2008
vorresti farmi credere che é solo una questione di petrolio? ma quando mai nella storia si é verificata una cosa del genere?
a parte gli scherzi non vedrai mai bandiere pacifiste sventolare quando in ballo c’é la grande madre russia
e se i bambini morti sono ceceni o georgiani fanno meno scalpore dei palestinesi o afgani perché a sparare non ci sono gli sporchi imperialisti americani o i sionisti israeliani.
se poi silvio a telefonato a putin per il cessate il fuoco i georgiani fanno meglio a scappare in kazakhistan
passo e chiudo
jack
11 agosto 2008
Non la farei cosi’ semplice devo dire, perché non credo che torti e ragioni stiano da una parte sola in questo caso: é l’ennesima storia di una difficile repubblica ex sovietica, sempre in bilico tra occidente ed oriente. Come già successe per l’Ucraina, dentro agli stessi paesi ci sono idee e posizioni contrastanti tra pro-russia e pro-europa, per farla breve.
Ora, mentre si spara, la disinformazione é tanta, e basta leggere le cronache odierne o dei giorni scorsi per vedere che molti annunci sono stati fatti da entrambe le parti in molte direzioni, su tregue vere o presunte, su ritiri e cose simili, spesso magari smentiti dai fatti. Si chiama propaganda, é normale in tempo di guerra (e quanto rimpiango il ministro degli esteri di saddam, quello che negava che gli americani fossero nei pressi di Bagdad…), e nessuna delle due parti in campo mi pare una verginella in questo caso.
Diciamo anche che i georgiani hanno forzato la mano da quando il loro ingresso nella NATO é stato messo in stand-by (ed anche li’, é meglio far entrare la Georgia nella NATO per occupare noi il canale energetico, e rischiare di rovinare i rapporti a volte difficili con un paese, la Russia, sensibilmente più importante? Tutto si discute, non parto con una posizione predefinita, ma ritengo che il ruolo della Russia possa essere molto più rilevante in una visione strategico-politica). I Russi hanno quindi approfittato della situazione per regolare una vicenda in sospeso; che é un po’ quello fatto dalla NATO in Kosovo, se vogliamo…
Poi c’é il gasdotto, i giacimenti e quello che vuoi, pero’ anche a livello diplomatico mondiale l’attenzione é quasi unicamente sul fatto che la Russia non estenda le sue operazioni al di là delle due zone calde, e che quindi non invada il territorio Georgiano, giustificando di fatto l’intervento russo in Ossezia.
milo
11 agosto 2008
infatti io ho parlato di cruenta repressione da parte dei georgiani verso i separatisti, non li ho giustificati.
e comunque la nato discuteva l’ingresso della georgia sicuramente per una questione di influenza nella regione, ma non ha fatto le cose in fretta, nè soprattutto è impazzita una mattina e ha mandato truppe in giro.
l’uso dei canali diplomatici è cosa sconosciuta a mosca?
jack
11 agosto 2008
beh no, ma cercavano il pretesto, che gli è stato dato…
Rhadamanth
11 agosto 2008
Purtroppo non sbagli.
Speriamo in bene…
elena
11 agosto 2008
Interessante.
E anche a sto giro non c’è il buono.
jack
12 agosto 2008
Le evoluzioni delle ultime ore, in cui la Russia è penetrata dentro alla Georgia, aumentando notevolmente la pressione sulla vicenda, ci fanno venire seri dubbi sulle vere intenzioni di Mosca, che da un lato rassicura le fonti diplomatiche e si autoproclama forza di peacekeeping, e dall’altro ha comportamenti che vanno nel senso opposto.
Mi chiedo dove vogliano arrivare, ma se prima potevano giocarsela diplomaticamente, ora stanno superando un confine importante. Vedremo, ma il Presidente Bush è stato molto duro nelle sue parole di questa sera.
rogue 2
12 agosto 2008
le questioni internazionali non sono mai semplici, ora come ora pero’ guardo con preoccupazione ad una russia che fa quello che vuole, che è membro permanente dell’onu, che è in mano ad un presidente eletto con una votazione burla e che se ne sbatte dell’europa cercando di soffocare come quando si chiamava urss ogni spinta ad occidente.
che poi la colpa sia dei georgiani o dei ceceni mi puzza tanto di presa in giro.
Weissbach
12 agosto 2008
Tre precisazioni.
1) Non ho capito perche’ 5 anni per il nucleare e 20 per il solare quando i tempi sono probabilmente da invertire, a parita’ di soldi investiti.
2) E’ molto facile che col nucleare si debba bussare sempre dai russi… per l’uranio.
3) Comodo fare di ogni erba un fascio.
Ci sono anche gli antiamericani, ma e’ proprio negli ambienti che critichi che si parla da piu’ tempo di politiche energetiche; e non si e’ certo teneri con Putin.
milo
12 agosto 2008
Non fraintendermi non volevo discutere di politiche energetiche, fosse per me i piani regolatori dovrebbero già prevedere pannelli sopra ogni tetto.
ho detto 5 anni perchè questo ora ci stanno dicendo le persone che se ne stanno occupando, ma non volevo discutere di energia, piuttosto di dipendenza energetica.
sicuramente si parlerà anche in quegli ambienti di politiche energetiche, ma non se ne parla solo in quegli ambienti.
spesso sembra quasi che sia necessario essere di estrema sinistra per essere progressisti riguardo alle politiche ambientali, quando basta farsi un giro in una qualsiasi facoltà di scienze per scoprire che non è così…
jack
12 agosto 2008
E le manifestazioni ? e le bandierine della pace appese alle finestre ? e le foto di Putin coi baffi da Hitler? No, io non le ho viste.
Per altro quando parli di tempi di realizzazione delle energie, non calcoli un piccolo aspetto, cioé l’efficienza o anche solo la quantità totale di energia prodotta: dovremmo creare una superficie di pannelli pari al trentino alto adige, per poter competere minimamente con l’efficienza energetica nucleare.
rogue 2
12 agosto 2008
il nucleare è un sistema fallito che non tiene conto che nonostante i bassi costi di produzione dell’energia ci siano altissimi costi ambientali e sociali.
chi racconta il contrario o é ingenuo o é in malafede.
il “Rapporto ecomafia 2003″ del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri é la testimonianza che dopo vent’anni non siamo ancora riusciti a smaltire le scorie “regolari”, perchè censite e regolarmente stoccate, delle centrali chiuse nell’84 e di come ogni anno per esempio a Gorizia entrino tonnellate di materiali ferrosi radioattivi derubricati per strada durante i passaggi delle varie dogane a “rifiuti inerti”.
Sono state rinvenute decine di cascine dove erano stati murati dentro rifiuti tossici e pericolosi.
ogni anno decine di corsi d’acqua vengono inquinati dai reflui di centrali cosiddette “pulite” e a “basso rischio”.
Lo smaltimento di materiale radioattivo in maniera illegale é la seconda entrata delle mafie dopo il mercato della droga, una sbarra di plutonio da 5 chili vale al mercato nero delle ecomafie 100 mila euro.
i rischi di una gestione “all’italiana” di un fenomeno di tali implicazioni sono immensi.
Vista l’incapacità di affrontare il problema dei rifiuti solidi urbani, inorridisco solo al pensiero.
In Australia stanno spendendo fantastilioni per sviluppare il concetto di torri a pannelli solari da piazzare nel deserto, esistono in europa città autonome grazie all’energia solare mentre in Italia in 30 anni non abbiamo saputo pensare a nient’altro che non fosse rinuclearizzare il territorio.
E non me ne frega un belino che intorno a noi ci siano le centrali francesi, belghe e tedesche.
I Tedeschi sono stati tra i primi a mettere l’amianto in giro per le città…
jack
12 agosto 2008
voglio i nomi delle città autonomamente alimentate a pannelli, e voglio città vere di dimensioni importanti, non roba tipo camogli; noi il deserto dove mettere i pannelli non li abbiamo. Io sul mio tetto di pannelli ne ho 4 (e lo occupano tutto), e scaldano a malapena l’acqua. Meglio che un calcio nei denti, certo, ma insufficiente.
I costi ambientali della produzione dell’energia nucleare sono bassissimi in realtà, e soprattutto il costo per kilowatt prodotto è bassissimo, perché bisogna vedere i valori assoluti ma anche e soprattutto i valori di efficienza relativa; che poi ci siano le scorie delle vecchie centrali nelle cascine, nei fiumi o altrove che c’entra?
rogue 2
13 agosto 2008
di barzellette sul costo per kW se ne sono sentite tante.
In queste settimane la discussione in Italia ha avuto come riferimento quanto dichiarato da Enel come stima per i costi di costruzione di una centrale da 1.700-1800 MW che si aggirerebbe tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro e dunque 1800 e 2000 euro a kW. Il problema è che in tutte le stime a livello internazionale la cifra è ben superiore. In Finlandia, con il cantiere dell’EPR ancora in corso, le cifre dei costi effettivi superano già i 5 miliardi di euro per la stessa tipologia di centrale proposta da Enel. Tra le valutazioni più ottimistiche quella fatta nel 2007 dal Keystone Center, secondo cui una nuova centrale negli Stati Uniti costerebbe tra i 3600 e i 4000 dollari per kW per una spesa complessiva di almeno 6 miliardi e mezzo di dollari per un reattore da 1800 MW. Moody’s Investors service ha valutato la necessita di 7000 dollari per kW di investimento iniziale. In Europa invece una delle ultime valutazioni è stata fatta dalla E.On, il colosso tedesco dell’energia, secondo cui bisogna prevedere un costo di almeno 6 miliardi di euro per un reattore da 1600 MW.
Già quindi si é in presenza di una guerra di numeri.
Per chi volesse togliersi altre curiosità e non ritenesse i rapporti di legambiente troppo di parte (o almeno meno di parte delle dichiarazioni del governo) consiglio:
http://www.legambiente.eu/documenti/2008/0811_dossierNucleare/dossierNucleare.pdf
per jack non é vero che i costi di produzione del nucleare sono bassissimi e tanto meno in uno stato come l’italia che deve rimettere in moto l’intera filiera.
devi tenere conto di:
costi di costruzione da zero
costi di copertura assicurativa (con danni 1000 volte maggiori dei massimali garantiti dalle compagnie)
costi di gestione
costi di sicurezza e per lo smaltimento delle scorie radioattive.
anch’io non penso che si possa costruire una torre solare in barbagia e che i pannelli solari siano ancora troppo cari come le tegole fotovoltaiche per i tetti che spesso essendo di colore nero non possono essere utilizzate per i vincoli urbanistici.
ma resta il fatto che non siamo stati capaci nemmeno di ipotizzare un qualcosa che andasse al di là dell’alternativa:
acna di cengio/centrale di vado o centrale di seveso
a proposito:
qualche giorno fa “Repubblica” ha riportato che a 32 anni dalla fuga di diossina dalla centrale nucleare di seveso, uno studio epidemiologico realizzato dal team di Andrea Baccarelli, dell´Università degli Studi di Milano, in collaborazione con i ricercatori della Harvard School of Public Healt di Boston, pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos Medicine, documenta come gli effetti di quell´avvelenamento siano ancora riscontrabili nei neonati partoriti da mamme che all´epoca dell´incidente erano bambine.
e’ gia qualcosa…
per quanto riguarda i reati di ecomafia la questione c’entra e come perché é la testimonianza che attualmente la rete di controlli non riesce a prevenire o a contrastare un fenomeno che se domani avesse per oggetto scorie nucleari sarebbe ancora più grave.
sicuramente questo governo o altro governo (di destra o di sinistra non importa)si proclameranno capaci di sconfiggere il fenomeno ma preferisco non verificare sulla mia pelle se questa favoletta é vera…
jack
13 agosto 2008
beh si’, ci sono costi di produzione e gestione, ma dato che siamo più o meno allo stesso punto di sviluppo (non a zero, perché ENEL ha politiche di sviluppo nucleare all’estero, tra cui in Slovenia, al confine) perché per entrambi i sistemi, ci son per entrambi…
E’ sull’efficienza su cui si giocano i risparmi, perché gli investimenti iniziali si recuperano su questa, e non si valutano in termini assoluti; que c’é un semplice calcolo fatto dal Professor Franco Battaglia, che si occupa da anni della questione in maniera molto leggibile per tutti. E no, non considero Legambiente particolarmente indipendente, ma se stiamo a portar ciascuno la perizia di parte non la finiamo più, per di più in un post che parlava di Russia
il problema é che se partiamo dal principio che tanto ci sarà la mafia o non sapremmo gestire la cosa, non costruiamo niente, nemmeno pîù un autostrada o una discarica
Andrea
13 agosto 2008
“La candidatura georgiana resta sulla pila di scartoffie per mesi (la Nato questa s’è l’è giocata male)”
Avresti voluto che facesse parte della Nato per scatenare la III guerra mondiale?
beh, complimentoni… a fianco degli americani sempre e comunque!
rogue 2
13 agosto 2008
Concordo con te che si sia andati un po’ fuori tema.
per concludere e rimandare il discorso ad altri post che il “dottor destino” milo stuzzicato da dati contrastanti non tarderà a snocciolare, diro’ che al di là delle considerazioni che ognuno fa in coscienza sui rischi connessi all’utilizzo del nucleare (e sui quali oggettivamente non minimizzerei) mi sembra che sperare che in un momento di forte crisi energetica e nell’ottica di una necessaria ed inevitabile di emissioni (sancita da impegni internazionali) si possa contare su un sistema che incontestabilmente comincerebbe ad ammortizzare le spese fra ics anni mi sembra quantomeno ingenuo.
e mi preoccupa il fatto che il Giappone stia cercando di correre ai ripari cosi’ come la Germania investendo in modo massiccio sulle fonti rinnovabili;
è un po come quelli che citano la moviola in campo del football americano come possibile innovazione nel calcio proprio quando la NFL sta seriamente consideranto di eliminarla perché rallenta troppo il gioco.
in ogni caso è stato un piacere chiacchierare con te
rogue 2
13 agosto 2008
ah e comunque caso strano le bombe russe sono arrivate nella capitale… ma guarda un po’…
milo
13 agosto 2008
la III guerra mondiale?
meno male che pensavo di essere io quello paranoico…
jack
13 agosto 2008
in tutto questo, una bella e drammatica diretta blog del Guardianci mostra come i russi stiano mentendo sul ritiro, e siano in marcia con colonne di carri armati in Georgia, seguiti da truppe di “irregolari”, cioé di mercenari, miliziani e separatisti osseti e ceceni, che avanzando bruciano, stuprano ed uccidono, secondo il resoconto di molti giornalisti occidentali.
rogue 2
13 agosto 2008
quelli che non fanno la fine del giornalista olandese…
Aiace
13 agosto 2008
..che paroloni..mi avete stordito…
milo
13 agosto 2008
certo che, non pretendo di avere Kissinger, però cazzo…
le vacanze si potevano anche interrompere: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/ossezia-bombardamenti-2/governo-polemiche/governo-polemiche.html