16 May
Mamma, la mostarda alle erbe non è che fosse un granché eh? E forse è giunto il momento di fare la spesa.

15 May
Sì, mancano 34 minuti, lo so. Ma questa sera, nuovamente su RadioNation3, andrà in onda il Culto del Borsello.
Per ascoltarci, caro amico, clicca qui.
E se vuoi chiamarci in diretta, i contatti li conosci già, perché sono nei post precedenti.
Inoltre, per coloro che nelle scorse settimane si fossero persi le puntate, vi ricordo anche il link al nostro mitico podcast.
9 May
Quando ci sono mille cose da fare, le scadenze del lavoro che pressano, gli esami alle porte, quel tentativo di ricominciare la palestra… come ora insomma, tantissime cose da fare e le giornate troppo corte per farle.
L’osservatore più attento, potrebbe rendersi conto di ciò entrando in casa mia, dove da poco vive con noi una nuova amica:

8 May
Due piccioni con una fava per questo giovedì di festa (in Francia) e di sole (spero ovunque, per voi!).
Oggi è quindi la festa della mamma (perché io sono tradizionalista, e non mi piego allo spostamento alla seconda domenica di maggio, che poi è tra tre giorni eh?), ed al di là della capa tanta che mi farete sulle feste comandate, sulle tradizioni americane, anglosassoni o marziane, io volevo fare gli auguri alla mia, di mamma. Anche alle vostre, dai, però se glieli fate voi nei commenti, è più carino da parte vostra!
In alternativa, potrete farglieli questa sera in diretta su RadioNation! Ma attenzione che stasera non valgono le solite regole, perché siamo eccezionalmente su RadioNation1, il nostro canale principe degli ascolti. Anticipazioni non ne posso fare, posso solo, come sempre, ricordarvi che potete scriverci a ilcultodelborsello[chiocciola]gmail.com oppure aggiungere sul vostro Skype CultoDelBorsello, per poter parlare in diretta con noi e commentare le ultimi morti della settimana! In alternativa, raggiungeteci sul canale #radionation1 in chat, oppure niente, statevene chiusi nel vostro guscio a sentirci senza aver i vostri due minuti di fama, noi ve li avevamo offerti!
Per ascoltarci, andate qui e le nostre voci magicamente inonderanno la vostra casa, portando consenso ed armonia tra le vostre mura domestiche (se proprio vi va male e non funziona, o volete ascoltarci col vostro playerino preferito, cliccate qui).
Visto che cambiamo canale rispetto al solito, è gradita la cravatta.
7 May
Ogni mattina, andando in ufficio, dopo l’odissea dei mezzi pubblici ho un pezzo di cammino. Niente di devastante, e con la primavera parigina é anche abbastanza piacevole, per ora.
E fin dalla prima mattina di lavoro, la mia attenzione é stata attirata da un edificio, una specie di fortezza. Non é semplicissimo oggigiorno descrivere delle sensazioni esclusivamente visive senza un supporto fotografico, ma la strada che percorro ogni mattina é una piccola strada di un quartiere residenziale, con alberi in fiore che spuntano dalle cancellate delle ville, qualche scuola e pochi uffici, per lo più di agenzie pubbliche, e la fortezza.
Lei si nota subito, perché la strada, in sua corrispondenza, si riduce della metà, per lasciare spazio ad una serie di barriere di cemento e ferro, che allargano il suo spazio di sicurezza, e soprattutto perché é difficile da vedere, coperta da una recinzione rosso scuro, che si alza per parecchi metri e poco lascia intravedere.
A completamento del suo sistema di sicurezza, uno o due furgoni della polizia e gli agenti schierati con tanto di giubbotti antiproiettile. Una caserma? Un ministero? Forse un’ambasciata, in fondo anche se non é la zona delle ambasciate a Parigi, nulla vieta che lo sia, ed il tipo di quartiere in fondo lo può far pensare.
Però, ogni mattina, io vedo entrare là dentro dei bambini; non tantissimi, forse perché i miei orari sono sballati rispetto ai loro, ma ogni mattina ne vedo qualcuno che entra, e capisco sempre meno cosa sia quell’edificio, protetto come un ministero ma pieno di bambini.
E allora magari succede che arrivi una mattina al lavoro, hai meno da fare, chiacchieri con una collega, ti togli lo sfizio e chiedi.
E magari scopri che c’é qualcuno che fin dalle scuole elementari deve vivere sotto protezione, perché qualcuno desidera fargli del male non per qualcosa che, anche solo per la giovane età, non può aver fatto, né per qualche azione che suoi parenti possono aver commesso, né per soldi. Qualcuno desidera fargli del male per quello che é: un bambino ebreo. La fortezza accanto al mio ufficio é una scuola, una scuola elementare, una scuola elementare ebraica.
Oggi é il sessantesimo compleanno dello Stato di Israele, ed io lo dedico ai bambini sotto scorta che incrocio ogni mattina, giovani ed inconsapevoli vittime di un odio intollerabile verso un intero popolo ed il suo diritto ad esistere.
5 May
Cari amici, soprattutto cari amici del Partito Democratico e della sinistra, a più di venti giorni dalle elezioni ed alla vigilia della formazione del nuovo esecutivo, sento che è venuto il momento di confessarvi una cosa.
Nessuno, prima del 13 aprile, si aspettava un risultato di queste proporzioni, nemmeno i più ottimisti da questa parte, ma solo in pochi eravamo a conoscenza di un colpo da novanta che il Presidente Berlusconi aveva piazzato, senza farlo sapere in giro.
Le temibili truppe berlusconiane, infatti, erano riuscite ad infiltrarsi fin nei più alti livelli dello schieramento avversario, infiltrando una talpa nell’alto comando democratico.
Ora, ad elezioni vinte, possiamo svelarvi il sabotatore che ha fatto perdere il Partito Democratico di 9 punti, ha fatto uscire la sinistra estrema dal Parlamento, ed ha fatto conquistare Roma al centrodestra.
3 May
Premettendo che ho molta poca stima per Roberto Calderoli, bravissimo a giocare con i cavilli del regolamento della camera ma pessimo quando si tratta di dire la cosa giusta al momento giusto, in questi giorni sto quasi sperando che gli venga riservato un posto da Ministro, in risposta alle parole dei leader libici.
Anzi, suggerirei a Calderoli di riproporre la vignetta satirica sull’Islam, ma questa volta non disegnata sulla maglia, bensì sulle mutande: in modo che sia ben leggibile al momento di rivolgere alla Libia l’inequivocabile gesto fatto con le mani che va tanto di moda negli stadi.
Pensa te, non bastava il Vaticano, ora ci si mettono anche altri stati (anzi altre dittature) a dettare la nostra agenda politica…
1 May
Mentre sto vegetando sul divano, mi trovo a meditare sull’utilità del 1 Maggio come festa nazionale, e mi chiedo: ma perchè invece di starcene tutti a casa, o a qualche concerto, non si resta in azienda per dedicare la giornata (comunque pagata) a una serie di incontri e discorsi rivolti alla sicurezza sul posto di lavoro?
Bertinotti e Napolitano dicono: “Non rassegnamoci agli incidenti sul posto di lavoro”. Va bene, allora sensibilizziamo, e il picnic lo facciamo un altro giorno?
No dico, visto che siamo sempre lì a riempirci la bocca di buoni propositi…
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| JACK nomade, il vostro corrispondente dal fronte occidentale |
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| MILO informatico, cresciuto orgogliosamente a pane e Mac |
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